Monday, November 02, 2009

La gente sa delle cose di me (ma anche no)

Per via che io
di solito sono riservato
che tutti mi dicono
"Oh, ma quanto sei riservato!",
ma a volte no.
Per via di questo
e di altri fattori
che analizzerò più tardi
(volendo)
la gente sa delle cose di me
ma anche no.
Sanno per esempio
che io sono gentile
ché mi danno fastidio
le persone sgarbate
fosse per me
vivremmo tutti in una specie
di mondo
in cui ci si saluta,
cortesi.
Oppure alcuni sanno
del mio talento
quasi soprannaturale
nell'arrampicarmi sugli alberi
altri no, perché son riservato
e non è che sto lì
a vantarmi
perché sono uno
con poca autostima
per un fatto di educazione
e di questioni noiose da spiegare
in questa sede
un'altra, magari
(che significa invece: no
non mi va di raccontarlo
proprio mai).
Oppure altri sanno che
io c'ho le fobie numerologiche
tipo che le cose col cinque
vanno tutte bene
quelle col quattro
sono tipo la peste
per come le fuggo
- credo di avere del sangue
nipponico nelle vene
come forse si evince pure
dal taglio degli occhi
o magari
son tutte cazzate, non so.
Un'altra cosa che certi sanno
certuni altri no
è che mi piace quando
mi chiamano per nome
non quello completo, con tutte le lettere
che son tipo dodici
- la versione corta
di cinque (visto?) -
mi piace quando mi chiamano
mi pare che esisto,
ma in un senso ampio
di riconoscimento.
Oppure certi sanno
che io faccio alcune cose di nascosto
perché il mondo mi pare
delle volte mi pare
un posto non buio, per carità
ma scuretto, questo sì
e allora io
faccio delle cose
di nascosto
piccole
tipo mettere le caramelle nelle tasche
senza farmi accorgere
ché son discreto
e son capace
e poi le persone che mi piacciono
sorridono
e il mondo è un po' meno scuro.
Meno buio no:
quello quasi mai.
Poiché quando diventa buio
-occhio-
io ve lo dico:
lì son cazzi.
La gente sa
delle cose di me
perché a volte io parlo troppo
(tutto insieme, perché
di solito no)
tipo del mio anno
che ho perso,
oppure dei mostri
lungo il corridoio,
oppure anche di quanto bene
volevo ai miei nonni,
della mia paura delle galline,
delle cose stupide
che mi emozionano,
delle cose di sesso
che mi piacciono;
altri sanno che mi dimentico
sempre, mi scordo
come se avessi cent'anni
oppure del terrore che mi piglia
quando le cose non cambiano
o quando non posso rimediare
ché spesso faccio dei casini
(ora un po' meno, ma insomma).
La gente sa delle cose di me,
ma anche no.
Per esempio non sanno,
quasi nessuno,
- anzi: direi nessuno -
come io di baciarti
non smetterei
mai.
(Ora magari lo sapranno,
ma è diverso)

Monday, September 07, 2009

Arrivate qua

Ci son cose
che certi
sanno rispondere
sbagliando un po'
più o meno
appròssimano
rasentano
la verità
piantandone un'altra
appena più in là.
Pochi eletti
-beninteso-
rispondono così
a domande difficili
tipo:
chi erano mai
questi Beatles.
Quanti frischis
ci vogliono
per ipnotizzare
il gatto di Schroedinger.
Come può uno scoglio
arginare il mare
(io lo so,
ma non ve lo dico,
eccheccazzo: troppo comodo)
e la domanda
più difficile di tutte
ché son tre
al prezzo di una:
"Quando quando quando"
(il punto interrogativo
è superfluo).
Ci son certi
che sanno rispondere
a cose come queste
se li guardi negli occhi
sul momento
fanno una smorfia
di dolore
come nei cartoni
prima della della trasformazione
del robot,
si sfogliano
dalla realtà
come una pellicola
e parlano
con un'assenza nella voce
una specie di
trance minuscola.
A questi proprio loro
io chiedo:
proteggete-mi
ché sono stanco
e non dormo.
C'ho i nodi nel cuscino
sulle spalle
sotto gli occhi.
C'ho i nodi
e li sciolgo
e si riannodano
e non dormo
e lei sorride
e mi dice che
tutto questo è solo
il futuro che arriva
e io sprimaccio
il cuscino
e richiudo i pensieri
come i giorni
del calendario
dell'Avvento
e qualcosa si perde
e qualcosa rimane
tra le dita
che -alla fine-
insospettatamente
mi si sbrogliano
niente più nodi
nelle dita
niente sbagli
come quando
fuori piove
come quando
poi sorrido
e rivolto
il mappamondo:
le finestre
i ponti
le chiglie
delle barche.
Centrifugo
col dito
imprimo
velocità
al frappè delle confusioni
e tutto va al suo posto
man mano
mi gira la testa
sarà la grandine
saranno i sì
che non dici,
ma li capisci
non so,
ma tutto
va progressivamente
al suo posto
e i piedi
si riallineano
le ginocchia mi
salutano
metto a fuoco
gli angoli
della bocca
dove, come navi,
si incagliano
tutte le verità
felici di naufragare,
arrivate qua.

Monday, August 24, 2009

Arena

Lo sfiòco di luce
avvisa della pausa.
In un'arena estiva
sbilenca come questa
neanche dei popcorn,
la Bomboniera,
una cocacola, macché:
niente.
Si sgranocchia afa
e le ultime immagini
prima del secondo tempo.
Siamo in tre
-forse- quattro
contando l'addetto al proiettore.
Fissiamo ostinati il telo bianco
impettiti dall'imbarazzo
e dalla solitudine,
dalle sedie scomode
chiese in prestito alla cena del partito.
Le ultime immagini ricapitolate
come un numero di telefono importante
(ha carta e penna? No.)
per non perdere il filo della trama.
All'interno del cortile
ci scortichiamo
le punture di zanzara,
solleviamo con perizia i veli
di abbronzatura,
anatomo patologi delle migliori giornate
di sole sbriciolate tra le dita,
memorizzate sotto i polpastrelli,
già sbiadite dalla pragmatica ottusità
degli errori che si fanno solo quando
l'autunno si annuncia e ci invade
l'illusione che far provviste
non ingolferà le macchine al mattino:
che spianerà i tremori dei primi freddi.
E a te seduta in terza fila,
che respiri forte e impaziente,
magari proporrei tutt'altro.
Direi che 'sto film è una condanna,
un malanno intermittente
una macchia di luce e ombra gettata
con poca cura contro i muri
e vorrei dirti che
c'è ben altro
anche a pochi metri da qui
ci sono scalini un po' più freschi
dove raccogliere le gambe
e scoprire le ginocchia
e poggiarsi le teste sulle spalle
come se niente fosse come se niente poi
davvero ci preoccupasse
dietro le persiane del primo piano
sui tetti dei palazzi uggiolanti umidità,
niente come sembra niente come
riusciresti a immaginare;
ma la luce si spegne con un tonfo
dell'occhio che
si riabitua al buio
il secondo tempo
le ultime immagini ancora.

Wednesday, August 19, 2009

Poesiola piccoletta

Davanti alla mia casa
c'è un porto.
Al porto io ci vado
che ancora non è giorno
attratto da un richiamo
che
più o meno fa così:
mojado en ti
mojado en ti
Al porto io ci arrivo
con tutto il necessario.
Caffé per l'esplosione
dell'alba sulle guance
e un tubo di stelle filanti
in cui ti impiglierai
felice.
Così
prima o poi
tu mi catturerai.

Nientedacapire

E non c'è niente
da capire
diceva quello lì
che è una frase
abbastanza desolante
fa un rumore
-ne avesse uno-
di pallina che rotola
giù
tra le pinne
di un flipper;
un gesto
-ne avesse uno-
di mani in tasca
pugni chiusi
(gesù, che canzone)
un gesto
di voltarsi
e camminare
coi passi
pesanti il triplo
tipo sabbie mobili
e nelle tasche
un chilo di spiccioli
(oltre ai pugni chiusi
ché fan volume).
Ora, io dico,
non c'è niente da capire:
col cazzo
te ora mi spieghi
mi dici
i perché
i percome
i forse
i chissà
mi racconti tutte
le stronzate
che ti sei raccontata
ma tutte tutte
e pure quelle
che hai raccontato a me
ché la donna
c'ha un concetto
di stronzata
assai indulgente
perché c'ha l'istinto:
io c'ho l'intuizione
invece.
"Uno pari"
si potrebbe pensare
- col cazzo
(e due).
C'è da capire
c'è sempre da capire.
Spiega
ora mi racconti tutto
ne hai di arretrati
(anni)
mi metto comodo
guarda
neanche ti interrompo
mi mordo la lingua
mi torturo
le punte delle dita
mi gratto la testa
parla e spiega.
Sono uno
che se gli spieghi
poi si sente meglio
poi non conti più
diventi una cosa
minore.
Un sufflè che si sgonfia.
Un post-it che
si scolla.
Anzi guarda
-appunto-
ci ho ripensato:
facciamo che
basta.
No, sul serio
lascia stare
non è vero
che non c'è niente
da capire,
ma lascia stare
è uguale
cioè non è uguale,
ma non importa
più.

Wednesday, August 12, 2009

Push Player Two

Son problemi.
Il nemico dell'ultimo
quadro
richiede una sequenza di mosse
che non ricordo
e
non riesco neanche
ad avere incubi convincenti:
li smaschero
come fossero
bambini insistenti
la notte di Halloween
gli do un dolcetto
e sorridendo
li lascio al
prossimo campanello.
Niente scherzetto
niente scherzi
mani in vista
poggia le armi
e falle scivolare
lungo il pavimento
bravo, così
ora girati
e cammina
molto lentamente
fottutissimo nemico
dell'ultimo quadro
dammi tutte le monete
pure i bonus
bravo
con calma
aprimi il livello segreto
e lasciami lì
coi superpoteri
l'invulnerabilità
e tutto il resto.

Push player two
if you want
to join.

(darlin')

Una a Una

faccio la conta
delle luci
lasciate accese
le spengo
una
a
una
rabbuio
spuntando
insieme
le parole
scurisco
enigmisticamente
le lettere
con la penna
poi
scompaiono
anche le frasi
una
a
una
ti sto
evitando tutto
persino
ciò che è
evidente
scarnifico
insenature
e lascio
che il mare
ne prenda
il posto
per farti
fuggire
sicura
nottetempo
sicura
col favore
delle luci che spengo
una
a
una
finché
non resta
uno sciabordio
che oscilla
insieme
alla mia mano
che oscilla

Sunday, August 09, 2009

Homeblues

A casa tornerò
(oh-oh)
in tempo per
la replica
straordinaria
del tuo
sensuale
casalingo
ondeggiare
che arrotonda
(ah-ah)
gli spigoli
di ogni mobile
al solo
lambirli
(ih-ih)
la lista
disegnata
della spesa,
il caos
lungimirante
dei miei sbagli
diventati ormai
tema principale
argomento fondamentale
(eh-eh)
di tutte le nostre
risate a squarciagola;
e tremano i quadri
farneticano
le lancette
il tempo sarà un fremito
di cui riportare
le oscillazioni:
il canto del cigno
di tutte le preoccupazioni.
E quando mi vedrai
penzolare
dall'oleandro
al baobab
mi dirai
le mani sui fianchi
i fianchi che
arrotondano gli spigoli
mi dirai
fingendoti spazientita
- vieni giù!
e io
(uh-uh)
- Evvieni a prendermi tu.


(uh-uh)

Proporzioni

Son bravo
a misurarmi
allungato
da uno specchio
stazzonato
dall'estate
che trasuda
dai muri delle
mille case
di cui
disegno i corridoi.
Son bravo a
fare
i pensieri prospettici
che ti mettono
al sicuro
eppure mi tengono
all'oscuro
Per dire:
isometricamente
parlando
tu sei uguale,
per questo
non c'è
punto di fuga che tenga
non c'è
giustificazione
ottica
che assecondi
il volume
dei miei 'no'.
E un po' così
un po' qui un po' lì
l'estate si asciuga
sulla schiena;
a riva il cadavere
di tutte le urla
inghiottite
in reverse,
in alto il coraggio
mancato
appeso a un -mio- sorriso
cretino
che fa confusione
tintinnando
insieme agli spicci
nel taschino.

Monday, August 03, 2009

Interferenza

Malinconia torrenziale
aspettando
dietro il vetro
della finestra
il prossimo decollo
la pista vuota
la torre di controllo
produce
interferenze
scariche di
nostalgia
acuta
e
stridente
Le mani
illustrano
il concetto
poggiandosi
pudiche contro
il mobile
Raddoppiano
gli assalti
al tuo bel viso
inviano i
rinforzi
e l'accerchiamento
è completo
ma intanto
il disturbo
che mi son preso
è finito
e come un'interferenza
rettificata
mi sintonizzo
sul prossimo decollo
sgombro il campo
sgocciola
la malinconia
torrenziale
e non rimane niente
se non
un debole odore
assorbito dal mio.