Wednesday, July 08, 2009

Subliminale

Tutta quella storia
dei messaggi subliminali
io l'ho capita
a metà.
Mica la devi capire
del tutto
-mi si obietterà-
altrimenti
non sarebbe
subliminale.
Effettivamente.

E' una questione di
non poter troppo
bene scegliere cosa
recepire.
O quando.
Fino a un certo punto.
Io lo dico spesso
"Fino a un certo punto".
Non è che la butto
sul vago
è proprio che
mi devo mettere
in difficoltà
altrimenti è
-spesso-
troppo facile.
"Tu la fai facile"
"Sì ma
fino a un certo punto".
Dovessi trovare
un modo per spiegare
direi di quando
mettevo il mio Sanyo
davanti alla tivù
per registrare
le canzoncine da
Videomiusic.
Una volta
lei mi aveva chiesto
"Save a prayer"
e io
avevo aspettato
un pomeriggio
intero
per beccarla
pronto
Rec+Play
in pausa
tolgo la pausa
quando vedo Andy Taylor
finisce il pezzo
e poi riascolto
e dentro
ci sono delle altre voci
arrivate chissà
da dove
una continua a ripetere
"Non avevo capito
non avevo capito
non avevo capito"
l'altra sta in silenzio
(lo capisco perché
si sente "Save a prayer"
nelle pause)
Poi interrompe
Save it 'til the morning after..
e dice
"Non me lo hai chiesto"
Che c'entra subliminale?
C'entra perché
io te l'ho chiesto dopo
come m'avessero
spinto un bottone
nel retrocervello
e non ho capito.
Non subito,
almeno.

Effettivamente
'sta cosa del
subliminale
funziona.

Thursday, July 02, 2009

Quello che sparecchia le bufere

Gira che
ti rigira
si finisce al porto
con le ondine
a riva che fanno
a pingpong
contro il chiacchiericcio
della sera ancora
borbottante
usano il muro
della Fortezza
come campo
le parole con l'effetto
le respinte col risciacquo.
E noi
gira che ti rigira
si finisce lì
in mezzo
sconocchiati
su delle sèggiole
che sgàmbano peggio
delle vecchie signore
ma ci tengono
ché siam uomini
leggeri
noi:
siam uomini forti
e leggeri.
C'è un birrino
che ristagna
a bordotavolo
una cicca
che risplende
"qualcuno s'è baciato
prima di alzarsi"
- dice convinto
Frusto
ché di queste cose
ne capisce.
Lui
fa il tappezziere
e sui foderi
delle poltrone
e dei divani
"sapeste quanto si legge,
sapeste" -dice Frusto.
Noi annuiamo
come un sol uomo
una coreografia
di annuimenti
meglio che il video
dei Daft Punk.
Ci sono i ragazzi
che portano i vassoi
ai tavoli
una s'avvicina
"Che prendete?"
ci fa.
Io vorrei dire
"Quell'angolino di mare
liggiù, quello
prendo.
Senza neanche il
limone.
Si può?"
Non si può
lo so da me
allora dico: "Beh, c'è mica del
chinotto?"
"Certo che c'è"
Fa un po' il paio
col colore del mare
a quest'ora
lo piglio per questo.
E credo di pensarlo
e invece glielo dico
a voce alta ma non troppo
ché a me mica mi piace
di urlare.
E allora gli altri
ridono
e rido un po' pur'io.
E ride pure lei
(tiè!)
e tutti poi s'acquietano
perché, insomma,
il momento è solenne.
S'arrossa, lei.
Finisce il giro delle
ordinazioni
e riparte lisciandosi
il grembiule
con una mano
(con l'altra tiene il
vassoietto e non può).
Nessuno dà di gomito
mi sanno:
son riservato.
Piuttosto qualcuno
intona un verso
che fa:
"e nella strada con la bocca piena
mentre ti penso ancora
come alla marmellata"*
e a me mi si
scioglie tutto dietro agli occhi
un catafascio
di bauli
e ciminiere che
spruzzano acqua
fino a riva
fin sotto al tavolo.
Intanto
per fortuna
subentra un risolino
"Per chi era il chinotto?"
E Frusto:
"E' per quel fesso lì:
quello che sparecchia le bufere"
E si ride.
Ancora.


* da "La marmellata" di Roberto 'Bobo' Rondelli


[A lei, alla poesia e a Livorno]

Monday, June 29, 2009

Filibustieri

Avanti
miei prodi
avanti
lancia in resta
barba crespa
uncini alla mano
avanti
ché ci son barche
da assaltare
notti da
sterminare
isole da battezzare.
Avanti, avanti.
Ci son mappe
da setacciare
budella da sforacchiare
pance piene come tasche
da svuotare.
Avanti miei prodi
avanti
per questo sciroppo
di salsedine
denso
e pesto.
Avanti tutta
scamiciate le vele
scontornate
le angosce
Avanti! Avanti!
Non c'è rotta che
tenga
non c'è.
Siamo esuli e
distanti
dalle case
che non abbiamo mai abitato
dagli spergiuri
che non abbiamo mai
proclamato.
Avanti
miei disgustosi
riottosi compagni
buoni d'animo
solo con la luna
covata nelle guance delle
donne tatuate
sui nostri migliori
sorrisi.
Avanti, avanti
siamo ispidi e gentili
come damerini di sabbia
e sale,
come bellimbusti
di garza e pane
macerati nel legno
asciugati al fumo
dei fuochi fatui
avanti miei scalcinati
compagni,
avanti
raminghi e contenti,
avanti ché c'è solo
da andare avanti
nel mare.

Monday, June 22, 2009

Piglio i cornetti

Notte notte
di cartapesta
notte di belle
speranze
inanellate
notte di promesse
sbriciolate
notte notte
di vattelapesca.

Notte notte
tu dormi e
dormo anch'io
e dormono tutti
e invece passerei
sotto tutte le
finestre
specialmente una
a tirar sassi piccini
contro i vetri
"Scendi!"
sussurrerei forte
"Ma lo sai che ore sono?"
"No,
non ci faccio più caso"
"E' tardi"
"Lo sospettavo"

Allora me ne andrei
coi gatti
insonni
a passeggiare
tutti insieme
raccontarci delle storie
farsi venire
il torcicollo
a furia di
contare stelle
(nel campo visivo
dell'occhio umano
ce ne stanno circa
cinquemila, ho letto.
In quello dei gatti
non so.)
cose così
che si fanno la notte
quando è troppo tardi
quando è troppo tardi
in generale;
allora mi squillerebbe
il cellulare
ché io non lo spengo
mai
ché c'ho sempre
il terrore
che succede qualcosa
e io non sono
raggiungibile
(eroe di 'stocazzo)
e insomma
squillerebbe
e lei direbbe:
visto che sei
in giro
ed è quasi l'alba
ti va un caffé?
Piglio i cornetti
direi.
Piglio i cornetti
ché io i bar insonni
li fiuto peggio
dei guai
piglio i cornetti
le direi
e sono da te.

Sunday, June 21, 2009

Così

Scalcio e riscalcio
e alle setteventisette
mi trovo le lenzuola
arrotolate
a caramella
tra i polpacci
Scalcio e ti ricaccio
eppure mi sbaglio
e annaspo
mi aggrappo al cuscino
passasse qualcuno
farei il morto a galla
ci fosse il guardiano
del faro
mi inviterei a cena:
ché è meglio spazzare
la luce sull'acqua
che fare il relitto
natante in balia.
E tutto il passato
che cosa mai dice
di quello che abbiamo?
Cazzate, scerì
bugie da osteria
sapori sciapiti
e tagli di carta
su mani asciugate
sempre più lunghe
sempre più
- niente,
magari non lo scrivo
ché è meglio così.

Saturday, June 20, 2009

Anse

Che scivolo
per questa strada
di collina:
mi scivolo in salita.
Come si fa?
Me lo stavo chiedendo
anche io,
in effetti.
Come si fa
a scivolarsi
in salita?
Boh.
Però è così:
mi riesce.
A me mi riescono
cose strane
(ultimamente di più).
Comunque.
Mi scivolo
in salita
per questa strada
di collina
ci ho
un appuntamento
ma di quelli
che se tardi pure
chessò
dieci, quindici minuti
nessuno si scompone;
il tempo si scompone
quello sì,
ma andiamo oltre.
Dicevo.
C'ho un appuntamento
una questione di
focaccine, caffé,
latte (altadigeribilità
ché son intollerante
ormai quasi solo
al lattosio
al resto mi adatto,
capisco:
il lattosio
hai voglia a capirlo
mi spacca
lo stomaco comunque:
tipo quando
non dai un bacio
ché invece avresti dovuto).
C'ho un appuntamento
che è una questione
di colazione
-avrai capito-
e risalgo
scivolando
una strada
di collina.
C'è Carlo che mi fa
-urlando sommesso
come solo i contadini
sanno-
mi fa:
"Ohé, passi dopo
ché c'ho le uova?"
Io vorrei dirgli
"Certo, grazie!"
poi penso che le uova
se in discesa poi
non scivolo altrettanto
a casa non ci arrivano mica.
Gli fò un cenno, allora,
che più o meno significa:
"Passo, sì, ma le uova non so".
Si fanno dei cenni
in campagna -sapessi-
delle robe complicate
tipo ombre cinesi.
Vabè.
Scivolo in salita
e alla penultima ansa di collina
(ché qui la collina è come il mare
essendo che è vicino, quindi c'ha
le anse pure lei -loro: le colline)
io vedo camicie
e tende
che sbandierano
e mi vien voglia
di passarci in mezzo
sbucare d'improvviso
e trovarti alla finestra
che fai finta
di spaventarti
e invece
m'avevi visto.
Già.

Tuesday, June 16, 2009

Kaboom

kaboom.
Franano i ponti
sportellano le automobili
sbarellano le altalene.
Kaboom.
C'è in giro
un dinamitardo
che piazza cariche
lunghe come minuti
sotto le panchine
sotto le mani
nelle stive
del coraggio che salpa
staccando un pezzo
di terraferma.
Kaboom.
Detonano
al primo sole che scalda
esplodono
con un puzzo di gomma
di palloni
il resto sono oggetti
sparpagliati
brandelli di risate
e di dita.
Kaboom.
E tutto questo mio
inutile coraggio
sempre e ancora
fuori tempo massimo.
Kaboom.